text | exhibition | bio/biblio
“SHIRANA SHAHBAZI”
27 febbraio - 4 aprile 2009

L’esposizione presenta una selezione di circa 25 opere recenti e inedite allestite in modo da costituire un complesso intreccio di punti di vista, sovrapposizioni e collegamenti. Un insieme di fotografie ma anche alcuni dipinti ed arazzi che compongono una vera e propria installazione, uno spazio in cui la seduzione delle immagini diviene un pretesto per stimolare nel visitatore una nuova lettura della realtà. I lavori di Shirana Shahbazi, scevri di ogni significato politico, realizzano una visionaria sintesi degli opposti proponendo la costruzione continua di nuovi modi di vedere. Shahbazi lavora principalmente con la fotografia, un mezzo espressivo di cui esplora appieno le potenzialità, spingendole sino a sconfinare su altri media, quali pittura, stampa e oggetti, come ad esempio preziosissimi arazzi della tradizione iraniana.

La natura morta è uno dei temi ricorrenti e degli elementi cardine della sua pratica artistica, ma l’artista si misura anche con altri generi figurativi, come il ritratto, il paesaggio e la pittura storica, instaurando una profonda relazione interculturale, mettendo in discussione la dicotomia tra modernità e tradizione, epico e ordinario. Il suo immaginario è strettamente connesso alla tradizione pittorica occidentale, specialmente quella dei maestri fiamminghi e olandesi del XVII secolo: le meticolose composizioni di frutta, animali, fiori e gioielli ricordano i dipinti di vanitas, che attraverso allegorie affrontavano il tema dell’ineluttabilità della morte, dell’inconsistenza dei beni terreni e della futilità dei piaceri umani.MaShahbazi crea nuove possibilitàdi rappresentazione, fotografando piaceri triviali su sfondi monocromi: nelle sue immagini, così nitide e vivide, quasi irreali, persino le vestigia della mortalità umana – spesso un teschio, ma anche altri simboli di caducità, come farfalle e piante – divengono oggetti desiderabili del consumismo. Le sue opere resistono a qualsiasi iniziale lettura politica legata alla sua nazionalità iraniana e dimostrano invece l’influenza della scuola tedesca di fotografia e di figure come Andreas Gursky e Thomas Strüth. Consapevole di come le sue opere possano essere percepite in Iran e all’estero, Shahbazi manipola i visitatori e le loro aspettative, ponendoli di fronte a immagini che risultano in un certo qual modo familiari, ma che al tempo stesso presentano differenze, piccole incongruenze, contrasti difficili da individuare. Un continuo gioco a mettere e rimettere in discussione. Sul suo display i lavori si susseguono in un continuo avvicendarsi di spaesamenti, realizzati attraverso rappresentazioni del medesimo soggetto, fotografato da diversi punti di vista e con variazioni di scala.

A cura di Sarah Cosulich Canarutto

 
 
 
installazione
installation views