In galleria, circa 20 opere nuove e recenti, di cui alcune di grande formato, che offrono una riflessione sulla pratica della pittura e sul processo di formazione cha sta dietro all’immagine. Scott Short lavora a cavallo tra copia e originale, riproduzione tecnica e lavoro manuale, ribaltando il rapporto tra astrazione e figurazione. All’origine della sua opera si trova l’operazione meccanica della riproduzione, nel quale l’elemento della casualità diventa la sorgente stessa dell’ispirazione dell’artista.
Scott Short parte da semplici fogli monocromi colorati che fotocopia in bianco e nero centinaia di volte. Ciò che resta impresso sul foglio non è il nulla quanto l’accumulo dei vari passaggi, il pulviscolo sul vetro, il residuo di inchiostro della macchina, l’errore. Avvalendosi di una riproduzione su diapositiva, l’artista proietta infine il risultato ottenuto su tela o carta: dopo avere provato diverse possibilità di dimensioni e orientazioni, inizia il lavoro di meticolosa trasposizione, di copia della copia.Short lascia spazio al caso, fa emergere l’invisibile, trasformandoli in immagine. Nelle sue mani, la fotocopiatrice diviene strumento di creazione, diviene una macchina che non prosciuga il significato dell’originale, ma che crea un originale attraverso la copia.
I lavori di Short si collocano al confine tra astrazione e rappresentazione: i nuclei di minuscoli punti di pittura ad olio o inchiostro sembrano evocare un paesaggio. I dipinti hanno anche una spiccata presenza scultorea, percezione amplificata dalle loro dimensioni spesso monumentali. Il colore, riferimento limitato ai titoli delle sue opere, diviene elemento evocativo che allude al principio ormai irriconoscibile di questo percorso maieutico.
Pur delegando alla macchina il compito di costruire la forma, l’artista resta comunque colui che crea l’occasione, che riconosce l’immagine e sceglie di catturarla. E così che il faticoso lavoro di trasposizione su tela o su carta gli permette di mettere in relazione riproducibilità, casualità e autorialità. Nel lungo processo di elaborazione e produzione che accompagna ogni suo lavoro è evidente come in ogni opera d’arte, indipendentemente dal soggetto, dal mezzo o dal metodo, ci sia sempre un punto di partenza ed uno di arrivo di cui l’artista è il solo responsabile.
La seduzione di forma e materia di questo immaginario avulso da contenuti si imprime sulla retina in un alternarsi di pieni e vuoti. Scott Short fa dialogare figurazione e astrazione mantenendo, al tempo stesso, una forte impronta concettuale: un approccio che emerge come una fresca ed interessante riflessione sulla pittura oggi.
a cura di Sarah Cosulich Canarutto