Così il titolo Petrified Paper - Carta Pietrificata, evoca un processo geologico in cui alcune materie naturali come il legno e le foglie (da cui viene prodotta la carta) diventano pietra fossilizzandosi; in senso lato però restare pietrificati vuol dire avere talmente paura da perdere la capacità di muoversi, tuttavia il gioco di parole carta-pietrificata evoca il contrasto tra la cultura - l’idea della permanenza delle opere d’arte - e la natura in continua trasformazione. Questi lavori rivelano un altro tema presente nel lavoro di Francesca Anfossi una sorta di “malinconia sotterranea”: non è una malinconia sdolcinata e sentimentale, si avvicina piuttosto alla sensazione di tenerezza che suscita in noi la riscoperta d’oggetti d’uso comune del nostro passato o d’immagini fuori moda.
The Ingenuity of Ingenuous Igneous Rocks (L’ingeniosità delle ingenue rocce ignee) è un’installazione multimediale molto pittorica in cui delle foto fatte al microscopio di rocce vulcaniche (ignee) vengono proiettate a ritmo serrato su una lastra di ottone sagomata a forma di rilievo montuoso della città di Göreme in Cappadocia con il sottofondo del verso notturno delle cicale. Attraverso questo paesaggio fantastico l’artista sembra spingerci a riflettere sullo scarto che esiste tra le vicende umane e il lento svolgersi del tempo biologico e della maestria della natura.
La serie delle carte Petrified Paper, stampate e colorate, usando la lastra di ottone dell’opera precedente, rappresentano la sagoma di una porzione di Göreme, costruita appunto in Cappadocia a partire dal 4000 a.C. Queste stampe crescono come formazioni rocciose, sottoposte al passare del tempo e raccontano attraverso le loro trasformazioni come il faticoso tentativo umano di rendere un paesaggio difficile ed inospitale accogliente abbia portato alla creazione di un luogo magico. Il ripetersi quasi ossessivo di un’unica sagoma nei colori e nelle trasparenze scelte dall’artista, ha il potere di trasformare un’immagine reale in un mondo fiabesco e inquietante. Così questa serie di grandi castelli di sabbia ci ricordano il Golem di Praga o la vicenda biblica della trasformazione della moglie di Lot in una colonna di sale.
L’opera Drip or Drop? (Sgocciola o cade?), attraverso il semplice ribaltamento di una diapositiva (tratta da una cartolina della nonna) proiettata su un collage a parete, gioca con l’idea di naturale crescita geologica attraverso la sedimentazione calcarea delle stalattiti e delle stalagmiti. Di nuovo, Francesca Anfossi, giocando con il doppio senso di drop (goccia e cadere) parla di quella sensazione di precarietà e “magia” che le stalattiti e le stalagmiti suscitano nell’uomo. Attraversare la mostra di Francesca Anfossi è una vera e propria avventura visiva in un mondo animato, di calviniana memoria. Infine i tre collage, presentati in mostra, vengono definiti dall’artista petrography che, al di là del gioco di parole, è il nome scientifico dello studio delle pietre, quando vengono tagliate e poi scansionate al microscopio.
Testo di Ilaria Bonacossa - Art At Work