text | exhibition
Petrified Paper
Francesca Anfossi


Nel mondo di Francesca Anfossi, nulla si crea né si distrugge, al contrario le cose si trasformano cambiando forma e consistenza in continuazione e gli agenti naturali diventano gli attori primari della realtà che ci circonda. La sua mostra Petrified Paper si sviluppa quindi a partire da una sorprendente riflessione sull’aspetto geologico del mondo e della sua costante e lenta trasformazione. Nel suo lavoro questa giovane artista, italiana d’origine e londinese per scelta, indaga le trasformazioni della materia, senza però soffermarsi sugli aspetti documentari e scientifici ma al contrario operando come uno “scienziato pazzo” che tenta attraverso i suoi lavori di scatenare una forma di entropia irrefrenabile capace di mettere tutto in contatto e in contraddizione, creando quindi un continuo cortocircuito tra immagini scattate al microscopio e memorabilia kitsch raccolte fin dall’infanzia.

I lavori di Anfossi sono contraddistinti da una leggerezza, legata ai materiali scelti, capace di mettere in discussione il rapporto con il mondo che ci circonda. Erede di Bruno Munari nel suo rapporto ottimista con gli oggetti quotidiani, Francesca Anfossi dimostra un forte legame con il fare arte “a mano” e con la tradizione artigiana italiana. Infatti la maggior parte delle sue immagini nascono da fotografie scattate dall’artista o scansionate da una moltitudine di libri che raccoglie e consulta in continuazione, che vengono poi ritagliate e montate insieme, manifestando un rapporto tattile che nasce dal bisogno fisico di manipolare la carta e i suoi derivati. Collage, monostampe, proiezioni di foto su vari materiali rendono l’articolazione della poetica di Anfossi fluida e naturale, come se un lavoro generasse automaticamente quello successivo, in un processo a catena simile a quelli chimici. Anfossi, infatti, attraverso il costante contrasto e affastellamento di materiali ed immagini ci spinge a cercare nei nostri ricordi paesaggi emotivi ed onirici, che ci portino a guardare le cose che ci circondano da un punto di vista inatteso, come succede quando si sogna ad occhi aperti. Strumentali a questo processo sono i titoli delle sue opere che diventano dei meccanismi capaci di innescare una serie di riflessioni paradossali.

Così il titolo Petrified Paper - Carta Pietrificata, evoca un processo geologico in cui alcune materie naturali come il legno e le foglie (da cui viene prodotta la carta) diventano pietra fossilizzandosi; in senso lato però restare pietrificati vuol dire avere talmente paura da perdere la capacità di muoversi, tuttavia il gioco di parole carta-pietrificata evoca il contrasto tra la cultura - l’idea della permanenza delle opere d’arte - e la natura in continua trasformazione. Questi lavori rivelano un altro tema presente nel lavoro di Francesca Anfossi una sorta di “malinconia sotterranea”: non è una malinconia sdolcinata e sentimentale, si avvicina piuttosto alla sensazione di tenerezza che suscita in noi la riscoperta d’oggetti d’uso comune del nostro passato o d’immagini fuori moda.

The Ingenuity of Ingenuous Igneous Rocks (L’ingeniosità delle ingenue rocce ignee) è un’installazione multimediale molto pittorica in cui delle foto fatte al microscopio di rocce vulcaniche (ignee) vengono proiettate a ritmo serrato su una lastra di ottone sagomata a forma di rilievo montuoso della città di Göreme in Cappadocia con il sottofondo del verso notturno delle cicale. Attraverso questo paesaggio fantastico l’artista sembra spingerci a riflettere sullo scarto che esiste tra le vicende umane e il lento svolgersi del tempo biologico e della maestria della natura.

La serie delle carte Petrified Paper, stampate e colorate, usando la lastra di ottone dell’opera precedente, rappresentano la sagoma di una porzione di Göreme, costruita appunto in Cappadocia a partire dal 4000 a.C. Queste stampe crescono come formazioni rocciose, sottoposte al passare del tempo e raccontano attraverso le loro trasformazioni come il faticoso tentativo umano di rendere un paesaggio difficile ed inospitale accogliente abbia portato alla creazione di un luogo magico. Il ripetersi quasi ossessivo di un’unica sagoma nei colori e nelle trasparenze scelte dall’artista, ha il potere di trasformare un’immagine reale in un mondo fiabesco e inquietante. Così questa serie di grandi castelli di sabbia ci ricordano il Golem di Praga o la vicenda biblica della trasformazione della moglie di Lot in una colonna di sale.

L’opera Drip or Drop? (Sgocciola o cade?), attraverso il semplice ribaltamento di una diapositiva (tratta da una cartolina della nonna) proiettata su un collage a parete, gioca con l’idea di naturale crescita geologica attraverso la sedimentazione calcarea delle stalattiti e delle stalagmiti. Di nuovo, Francesca Anfossi, giocando con il doppio senso di drop (goccia e cadere) parla di quella sensazione di precarietà e “magia” che le stalattiti e le stalagmiti suscitano nell’uomo. Attraversare la mostra di Francesca Anfossi è una vera e propria avventura visiva in un mondo animato, di calviniana memoria. Infine i tre collage, presentati in mostra, vengono definiti dall’artista petrography che, al di là del gioco di parole, è il nome scientifico dello studio delle pietre, quando vengono tagliate e poi scansionate al microscopio.

  Testo di Ilaria Bonacossa -  Art At Work

 
 
opere
works