Background Story

Due fotografi - Letizia Battaglia ed Enrique Metinides - che provengono dalla tradizione del reportage giornalistico di cronaca nera, uno – Arnold Odermatt – ex poliziotto che ha documentato gli incidenti stradali cui portava soccorso: questa mostra parla della morte e della tragedia attraverso l’obiettivo, a volte razionale a volte istintivo e viscerale, di tre grandi artisti. Figure fondamentali della storia della fotografia, essi raccontano vicende significanti sia per il percorso dell’umanità che la quotidianità dell’uomo, immagini che rimangono però solo una Storia di sottofondo destinata a produrre un rumore fugace nelle nostre coscienze.
Documentando in modo coraggioso tanti dei più noti omicidi mafiosi della sua Sicilia, Letizia Battaglia ha composto un diario di morte ricco di significati e implicazioni sulla nostra società, sul nostro modo di essere testimoni e voyeur, inconsci consumatori di immagini che ci appartengono pur sembrandoci così distanti. La mafia è parte della nostra storia e queste fotografie hanno il potere di turbarci con la loro crudezza ma, al tempo stesso, di proiettarci all’interno di un film fin troppo realistico. Le storie raccontate dall’obiettivo di Letizia Battaglia sono anche quelle della Palermo di ogni giorno, delle disgrazie sulla strada, nei cortili e nelle piazze: i bambini e il loro futuro, il triste fato di qualcuno o lo sguardo di chi può – per un attimo – cambiare le cose e cambiarci.
Enrique Metinides documenta la tragedia sulle strade della sua Città del Messico: omicidi, suicidi, incidenti, ma anche soccorsi e l’incredibile speranza con cui l’uomo può e sa reagire. I suoi sono scatti spesso sanguinosi e cruenti, mostrano la morte e i suoi effetti sulla realtà circostante: i fortuiti testimoni di queste sciagure, presenti molte volte nelle immagini di Metinides, sono componenti fondamentali nella costruzione emotiva del dramma perché incorporano altre storie individuali e la loro umanità. Come nelle immagini di Letizia Battaglia, anche in quelle di Metinides i rimandi all’iconografia religiosa - dalla deposizione dalla croce, alle scene di compassione, fino alla Pietà – offrono alla storia un ulteriore strato interpretativo.
Se Battaglia e Metinides ci proiettano nell’atmosfera di un macabro film noir, Arnold Odermatt ci mostra la bellezza dell’incidente nel momento in cui ogni riferimento alla morte è stato eliminato. Luogotenente della polizia svizzera per quasi cinquant’anni, Odermatt scatta le sue fotografie una volta terminato il lavoro di soccorso, quando, a testimonianza dell’incidente, rimangono solamente le automobili ammaccate o distrutte e i segni delle loro traiettorie sulla strada. Si tratta di situazioni paradossali, spesso ai limiti del comico nel contrasto tra l’irrazionalità dello scontro e l’ordine rigoroso con cui gli spettatori osservano la scena. Le fotografie di Odermatt rivelano una precisione estrema ed una sofisticata composizione formale che le fa sembrare fittizie mentre l’automobile, monumento all’imprevedibilità e alla casualità della vita, si trasforma in una vera e propria scultura.
Battaglia, Metinides e Odermatt ci seducono con l’incomprensibile magnetismo di disgrazie, uccisioni e calamità. Il loro sguardo, testimone del caos e dell’inevitabilità del male, estetizza il dramma; lo rivela nelle sue diverse e molteplici implicazioni, da quello personale a quello collettivo, stimolando una riflessione sul nostro modo di leggere e interpretare oggi la rappresentazione della tragedia.

Testo di Sarah Cosulich Canarutto


 
 
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