"PRODUZIONE BAYRLE"
30 ottobre - 23 dicembre 2009
a cura di Sarah Cosulich Canarutto

Dal 30 ottobre al 23 dicembre 2009, Cardi Black Box è lieta di presentare Produzione Bayrle, una mostra poliedrica e spettacolare dell'artista tedesco Thomas Bayrle.

Nato nel 1937 a Berlino, Thomas Bayrle vive e lavora a Francoforte sul Meno.
Figura seminale in Germania assieme ad artisti come Sigmar Polke e Gerhard Richter, Bayrle è considerato il pioniere del movimento Pop tedesco, nonostante il suo approccio all'iconografia del consumismo di massa sia per certi versi ideologicamente diverso. L'artista degli artisti, come è spesso definito visto il suo fondamentale ruolo di insegnante e mentore alla Staedelschule di Francoforte, dal 1960 Bayrle ha realizzato un ricchissimo corpus di lavoro influenzato anche dalle sue sperimentazioni con musica, design, editoria, grafica e attivismo politico.

Il progetto espositivo concepito da Bayrle per Cardi Black Box, giunta alla sua quinta mostra dall’apertura, è una reinterpretazione della grande personale che l’artista presentò proprio a Milano, alla Galleria Apollinaire, nel 1968. Di ritorno, dopo oltre quarant’anni nella città che ospitò agli inizi della sua carriera la mostra chiave per lo sviluppo del suo percorso artistico, Bayrle “fa storia” attraverso la storia presentando una riedizione dell'imponente progetto originale.

Curata da Sarah Cosulich Canarutto, la mostra è un'installazione di dimensioni monumentali che unisce le molteplici riflessioni di Bayrle sul rapporto tra consumo e massa, individualismo e collettività, percezione e rappresentazione.
Un allestimento psichedelico di carte da parati, con i leggendari motivi di matrice Pop  dell’artista, ricoprirà interamente gli spazi della galleria. A queste, proprio come nel progetto espositivo originale, saranno sovrapposte delle serigrafie di grande formato della fine degli anni 60, elaborazioni ed esplosioni di oggetti quotidiani divenute icone di massa.

A completare l’allestimento del piano terra e punto focale della mostra, sarà una “produzione” di impermeabili serigrafati con le famose texture Pop di Bayrle. Questa collezione di trench, realizzata dall’artista appositamente per l’occasione, rappresenta una versione, riadattata in chiave contemporanea, della sua “produzione sartoriale” del 1968. I coloratissimi soprabiti verranno venduti in galleria sia in edizione limitata che in un’edizione speciale accessibile a tutti, in futuro acquistabile anche in alcuni punti vendita tradizionalmente dedicati all’abbigliamento. Anche questa nuova serie di impermeabili nasce dalla volontà dell’artista di partecipare con il suo lavoro a una distribuzione più ampia e “democratica” dell’arte e, paradossalmente, di vestire l’individuo con le stesse forme e con le stesse contraddizioni che lo caratterizzano. Sono proprio temi come la ripetizione e la serialità, il rapporto tra elemento singolo e la sua accumulazione, a rappresentare le chiavi del lavoro di Thomas Bayrle, che da giovane aveva lavorato in tipografie e fabbriche tessili vivendo l’esperienza della catena di montaggio e i ritmi ossessivi dell’era post-industriale.

Ad arricchire il progetto espositivo complessivo, al primo piano della galleria verrà presentato un gruppo di opere esposte per la prima volta in Italia - serigrafie, dipinti, collage e composizioni a tecnica mista - che esplorano il percorso artistico di Bayrle dagli anni 60 ad oggi compiendo un’analisi unica della complessità e profondità della sua visione.

La natura di questa mostra multiforme e di portata museale offrirà un’esperienza unica e inaspettata al visitatore, che si troverà avvinto in un unicum in cui l’opera tracima e permea lo spazio insinuandosi nelle pieghe più sorprendenti del quotidiano.

THOMAS BAYRLE – L'ARTISTA

L'artista degli artisti, come è spesso definito, Thomas Bayrle è una figura storica che solo di recente ha ottenuto lo straordinario riconoscimento internazionale che la sua pratica merita. Considerato uno dei pionieri del movimento Pop tedesco, e una figura seminale in Germania insieme ad artisti come Sigmar Polke e Gerhard Richter, il suo corpus di lavoro è stato spesso “oscurato” dal suo ugualmente decisivo contributo come maestro alla famosa Staedelschule di Francoforte. Mentre lavorava come professore e mentore dei suoi studenti, tra i quali molti nomi importanti come Tobias Rehberger, Tomas Saraceno, Thomas Zipp e Sergej Jensen, Bayrle ha sperimentato con musica, design, grafica, editoria e attivismo politico, sviluppando negli anni una pratica artistica ricchissima e molto coerente.

Analizzate più in profondità, le opere di Bayrle vanno ben oltre la Pop Art. Nonostante riconoscibili tratti in comune con l'iconografia del consumismo di massa tipica del movimento, Bayrle ha sempre sovvertito i suoi paradigmi. Si è appropriato della sintassi visiva tipica del Pop, con il suo immaginario ricco di oggetti prodotti in massa, colorati e desiderabili, ma utilizzando le immagini in modo differente, carico di una dimensione spaziale e architettonica, mai avulso dai toni politici e dall’indagine sociale. Bayrle crea un linguaggio visivo che trasforma oggetti quotidiani in icone di massa, mettendo in discussione il modo stesso in cui queste icone vengono create.

PRODUZIONE BAYRLE – IL PROGETTO DA CARDI BLACK BOX

Decidere di replicare la mostra della Milano del 1968 nella 2009 è una scelta che rivela una dichiarazione molto forte e importante. La mostra presso la Galleria Apollinaire non rappresentò soltanto un momento chiave nella carriera di Thomas Bayrle, ma è testimonianza del carattere rivoluzionario e fortemente originale del suo lavoro. Questa esposizione è tanto significativa e attuale oggi quanto fu d'avanguardia nel 1968. E' una prova che un approccio radicale all'arte non invecchia, ma cresce col passare del tempo.

Bayrle decostruisce sia la struttura che il significato di oggetti quotidiani per poi moltiplicarli all'infinito e svelarne i paradossi. La ripetizione, secondo lo stesso processo che definisce l'esistenza dei prodotti di consumo e le conquiste della civiltà, li trasforma in esperimenti. Ed è proprio la ripetizione il centro focale di Produzione Bayrle. Non solo, come si è visto, nelle sue carte da parati psichedeliche, ma anche e soprattutto nella serie di impermeabili serigrafati con i suoi motivi di matrice Pop, che verranno venduti sia in galleria che in circuiti esterni.

L'idea è che i visitatori non possano solamente guardare l’opera ma anche indossarla. Con questo tipo di operazione che, va sottolineato, è stata portata avanti per la prima volta nel 1968, Bayrle non punta a estendere l'opera a un nuovo mezzo, più interattivo, ma a misurare l'iconografia contro il soggetto che l'opera mette in discussione: l'individuo. Secondo Bayrle, la ripetizione stimola il rapporto tra individuo e gruppo, rivelando quindi le contraddizioni della società. Per lui, la massa è risultato della combinazione di parti, cellule, unità che sono componenti ma che ritornano a loro volta ad essere degli “interi”. Sono accoppiate e interconnesse secondo strutture ritmiche, in cui gli elementi singoli godono della stessa importanza del tutto. Se il motivo creato dalla ripetizione è il risultato di un salto tra l'elemento singolo e la sua accumulazione, indossare uno dei capi di Bayrle significa trasformarsi in una metafora fisica del rapporto tra individualità e massa. In questo modo, i visitatori diventano essi stessi “superforme”, termine coniato da Bayrle per esprimere gli oggetti e le cose formati dalla giustapposizione dei propri atomi.
Oltre alla nuova linea d'abbigliamento, le composizioni allucinatorie di Bayrle si svilupperanno nello spazio della galleria in forme differenti: carte da parati che copriranno l'intera superficie della galleria, la scultura monumentale di un abito, e altre declinazioni a tema. I diversi modi in cui la nozione di ripetizione è sviluppata attraverso la galleria mette in discussione l'uomo all'interno della storia, della politica e della sfera sociale, per riportare l'attenzione all'uomo come individuo.

IL LAVORO DI THOMAS BAYRLE –  DAGLI ANNI '60 A OGGI

Analizzare alcuni dei lavori di Bayrle del passato è utile per una comprensione della complessità del suo approccio e dell'ampia portata della sua iconografia. La società in sé è un tessuto composito, del quale Bayrle non analizza solo il consumismo, ma anche la mercificazione di sfere più intime e personali, come il sesso e la regione.
La serie Feuer im Weizen, del 1970, è infatti un ottimo esempio delle serigrafie esplicite e quasi pubblicitarie che Bayrle produsse in risposta alla liberazione sessuale negli anni Sessanta e Settanta. La scena di un rapporto orale: legioni di gambe femminili con tacchi alti si ripetono in un motivo che forma due gambe aperte con riconoscibili genitali.
Nel video Autobahnkreuz, Motorway Junction (2006), un Cristo crocifisso è costituito da una serie di immagini di un'autostrada trafficata: il video accompagna lo spettatore in un viaggio ipnotico nei paradossi dell'iconografia. Autostrade che diventano metafora della circolazione ad alta velocità di beni e persone, come un'enorme nastro trasportatore.

L'immaginario di Bayrle attinge sia al mondo occidentale che orientale.
L'interesse dell'artista nei confronti della cultura asiatica - in special modo della visione della realtà in modo collettivo - e il ruolo dell'individuo all'interno del sistema comunista cinese sono evidenti in particolare in Mao und die Gymnasiasten (Mao and the gymnasts), del 1964. Un dipinto cinetico in cui centinaia di piccoli ginnasti, disposti dietro a un ritratto del Presidente Mao, fanno esercizi in una parata di massa tipica del regime comunista. A dispetto delle differenze ideologiche, Bayrle evidenzia le similitudini tra le folle della Cina comunista e quelle consumiste delle nazioni capitaliste.

Molto prima che la globalizzazione divenisse una tematica d'attualità, l'artista spezzò tutte le gerarchie di potere in un tentativo di ridefinire il concetto di valore. I suoi mondi confondono lo sguardo e raccontano di possibili ecologie urbane, mappe e paesaggi urbani fatti di monotonia e ordine, nella loro ripetizione all'infinito di unità architettoniche in punti di simmetria. Stadt am Meer (City on the sea), del 1977 e Stadt am Wald (City near the woods), del 1982, sono due esempi dell'urbanistica di Bayrle, satura di produzione di massa. Ci ricordano i moduli delle unità abitative di Le Corbusier: semplicemente un'ulteriore forma di produzione standardizzata, le case possono essere costruite esattamente come viene assemblata un'automobile in catena di montaggio.
Le auto sono incredibilmente iconiche non solo del progresso tecnologico e della conseguente commodificazione dei beni, ma anche del boom economico del dopoguerra. In quest'accezione appaiono spesso nelle opere di Bayrle: Chrysler Star (1970), VW blau ( Volkswagen blu) and VW rot ( Volkswagen rossa) – entrambe del 1969 – sono tutte superforme della velocità sociale, metafora del potere umano di generare e cancellare significato.

L'arte è per Bayrle uno strumento per riordinare la realtà e i suoi significati; la sua opera è il risultato di un tentativo di comprendere il mondo attraverso infiniti esperimenti dall'esito imprevedibile. Oggetti e immagini, allungate e deformate in un continuo sovrapporsi di degenerazioni, commenta con pungente ironia sulla tragedia umana. Un visionario teatro dell'assurdo in cui eccitazione, meraviglia e ottimismo si mescolano a sensazioni di orrore e ossessione.


 
 
 
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