Tim Berresheim
Da dieci anni Tim Berresheim, nato in Germania nel 1975, lavora freneticamente come artista, promotore d'arte contemporanea (dirigendo lo spazio Brotherslasher a Cologna dal 2002 al 2004 e FYW dal 2006 al 2010) e musicista sperimentale con una propria etichetta indipendente New America. La sua produzione artistica è difficile da categorizzare e nasce dall'incontro tra pittura, fotografia e immagini generate al computer. Le sue opere spesso in modo ingannevole sembrano quello che non sono: fotografie o dipinti, e hanno la capacità di sfidare i limiti dei media tradizionali e mettere in discussione il potere e l'uso delle immagini nella società contemporanea.
Berresheim produce immagini manipolate digitalmente dal 2000, lavorando inizialmente con una composizione strutturale basata sul collage, che diventa progressivamente più pittorica. Il fatto che il suo lavoro sia così difficile da interpretare è conseguenza di una scelta consapevole legata ad un programmatico ermetismo filosofico.
Intervista a Tim Berreshei di Ilaria Bonacossa
I.B. Sono affascinata dalla complessità della tua pratica e dal fatto che in molti progetti hai deciso di lavorare in modo collaborativo spesso anche delegando parte del processo creativo. Mi puoi raccontare come nascono queste collaborazioni?
T.B. La cosa più importante della collaborazione con Jonathan Meese (2002 -2005), era il piacere di produrre cose insieme, cioè ci intendevamo completamente, la maggior parte delle idee non erano essenziali o non marcavano un ulteriore sviluppo del nostro lavoro. Registrare quasi 20 dischi insieme in quattro anni è stato la conseguenza del piacere nel farlo. Credo che anche le mie collaborazioni
con Thomas Arnolds (2005 -2009) sia stata simile. Un punto importante per la foto che abbiamo fatto insieme e che, come ha detto W. Brauneis, a differenza di altre collaborazioni tra pittori e non pittori in questo caso la pittura non ha l'ultima parola. Questo sia tecnicamente che teoreticamente.
I.B. Parlando appunto del critico Wolfgang Brauneis, egli è diventato la figura chiave nell'interpretare il tuo lavoro.
Wolfgang è coinvolto anche nello sviluppo dei tuoi progetti? Senti il bisogno di una lettura filtrata del tuo lavoro?
T.B. Dal 2004 Wolfgang scrive regolarmente sul mio lavoro, è l'autore dei due testi più importanti scritti sulla mia opera. Recentemente abbiamo collaborato alla mostra "Future Gipsy Antifolklore (What?!)" alla galleria Marc Jancou (2010), abbiamo studiato approfonditamente "Arte ed Illusione" di Ernst Gombrich che è stato fonte d'ispirazione per la mostra. Il risultato della nostra discussione è stato pubblicato come libro d'artista.
Presto inizieremo a lavorare su un libro intervista. Credo che il nostro continuo scambio sia molto importante per quella che chiamo conoscenza addizionale, che può portare ad una conoscenza migliore delle mie immagini. Ma una volta che l'immagine è creata, è creata – non importa quello che lui o chiunque altro dica o pensi riguardo ad essa. Effettivamente, ci sono altri esempi importanti di collaborazioni a lungo termine tra artisti e storici dell'arte, come Francis Bacon e David Sylvester o Mike Kelley e John Welchmann. Ovviamente non ho mai pianificato una cosa del genere, ma sono felice che sia successa.
I.B. Da quanto ho capito la musica è importante per te quanto l'arte visiva. Quali sono i tuoi riferimenti nel mondo della musica?
Senti che la tua creatività si sviluppa in parallelo nella sfera musicale e in quella artistica o porti avanti progetti diversi che a fasi alterne diventano più urgenti?
T.B. I miei riferimenti musicali sono abbastanza eclettici, da Sun Ra a Scooter, direi. Per qualche ragione i miei lavori da solista (due dei quali sono stati lanciati da Eventuell, l'etichetta di W. Brauneis) erano concettualmente vicini ai lavori visivi a cui stavo lavorando in quel periodo. La composizione della mia recente retrospettiva al Kunstverein Leverkusen trattava il problema WTF attraverso il confronto tra opere di fasi diverse. L'idea di WTF マè stata ampliata in un CD che è uscito in occasione della mostra "pondering WTF (no methodology)" che si occupava dei diversi approcci all'allarme (experimental ambient vs. jumpstyle). Il mio primo disco da solista "No Time Left" del 2005 trattava questioni simili alla serie "Lake" che ho fatto con Thomas Arnolds in quel periodo e c'è anche una forte connessione tra quelle opere e le fotografie che ho fatto per la copertina.
I.B. A Cardi Black Box presenti una sorta di retrospettiva della tua carriera scegliendo un lavoro di ogni serie dal 2005 ad oggi. I lavori
insieme sono così diversi che è difficile intuire come si sono sviluppati l'uno dall'altro e per questa ragione hai deciso di mostrare un libro
d'artista che raccoglie integralmente ciascuna serie, per offrire un'entrata alle progressiva trasformazioni del tuo lavoro. In questo modo
vuoi offrire al pubblico italiano una narrazione o sentivi che nella tua pratica era il momento di marcare un momento specifico?
T.B. In questo momento sento effettivamente l'esigenza di presentare una sorta di mostra retrospettiva. Questo è stato il caso di Leverkusen ed è il caso della mostra a Cardi Black Box, ma sarà anche il caso della mostra che far˜ con Hartmut Neuman al Kunstmuseum Celle a giugno. Ho creato molti lavori negli ultimi anni e ho l'impressione che l'osservatore abbia iniziato a perdersi…ho voluto cogliere l'opportunità di presentare il rigore del mio lavoro, la sua evoluzione, le sue particolarità.
I.B. Hai sempre lavorato con immagini generate al computer in un certo modo aprendo e allo stesso tempo negando una lettura narrativa delle tue immagini. Puoi spiegare la genesi del tuo lavoro dato che, citando Brauneis, i curatori sanno poco di arte generata al computer…
T.B. Ti rispondo citando W. Brauneis dal catalogo Condition Tidiness: "Questi quadri ibridi restano enigmatici – ulteriormente stabilizzati
dalla autoreferenzialità della loro griglia – e si affermano come esperimenti sintetici, non decodificabili di un analisi specifica ad un mezzo espressivo e a specifici formati culturali. Includendo le ultime possibilità tecniche, cose mai viste e inimaginabile prendono forma."
I.B. Guardando le tue immagini la prima sensazione è di un inquietante surrealismo e di uno sconvolgente post-pop che sembra respingere chi guarda. Inoltre richiede anche un'attenzione specifica alle forme e alle ombre e alla composizione rendendo ogni chiave di lettura dei lavori insignificante. Sono queste le reazioni che cerchi?
T.B. Si. Tuttavia il mio obbiettivo non è necessariamente quello di respingere lo spettatore, sarebbe troppo semplice e aprioristico.
Cerco di creare un momento in cui si vive un'esperienza rara, immagini che abbiano un loro potere.
I.B. Al piano di sopra della galleria, presenterai sette stampe su legno che sembrano opere espressioniste astratte diventate digitali impazzite.
Sono composte da pennellate violente, linee fluttuanti, forme simili a capelli (le parrucche sono state centrali nel tuo lavoro altre volte)
che sembrano aver finalmente cristallizzato una forma di incontrollabile caos. In un certo qual modo questi lavori sembrano pià classici o forse potremmo dire più pittorici? Ciò è connesso all'assenza di figure e oggetti riconoscibili? Tuttavia sembrano mettere radicalmente in dubbio la funzione della pittura contemporanea. Mi puoi dire qualcosa riguardo a queste opere?
T.B. Sono consapevole che con quelle immagini sono entrato in un sistema di classificazione che è definito dal gesto astratto. Ma spero
di riuscire a presentare immagini che possano essere lette come lavori astratti e allo stesso tempo figurativi (come conglomerati di capelli e fili). In questo caso abbiamo a che fare con lavori astratti che possono essere mappati in ogni dettaglio che puà essere trovato all'interno dello spazio pittorico. Non solo perchè – come ha scritto Wolfgang – tutte quelle linee e figure non sono segni bensì figurazioni e considerandole più pittoriche, diventano un commento sul mito della pittura. Non ho nulla contro la pittura in generale. é solo che credo che la predominanza della pittura nell'arte degli anni 2000 e 2010 combinata con il fatto che ci siano moltissime nuove possibilità tecnologiche di produrre opere d'arte che vengono completamente trascurate, sia un segno di un momento anacronistico e
neo conservatore.