Jörg Immendorff - Late Paintings
Le opere di Jörg Immendorff rappresentano un contributo unico alla storia dell’arte: non solo hanno influenzato in modo significativo le generazioni di pittori che lo hanno seguito ma, con il loro ricchissimo immaginario visivo e sfaccettato universo simbolico, sono entrate nelle nostre coscienze. Immendorff ha saputo incorporare nel suo lavoro costanti interrogativi, non soltanto nei confronti della realtà che lo circondava ma anche rispetto alla discussione sulla pittura e alla sua stessa definizione.
Nel corso del suo percorso artistico Immendorff ha utilizzato la pittura come riflessione sulla realtà sociale ed economica della Germania postbellica. Espressionismo, Nuova Oggettività, attivismo politico di sinistra e la forte coscienza civile del suo maestro Joseph Beuys, si sono combinati nelle tele rivelando un universo pittorico marcatamente segnato dalla storia contemporanea e dalle sue problematiche. I suoi primi lavori coniugavano un simbolismo d’impronta surrealista all’ironia e la protesta neo-Dada, più tardi arricchiti dell’influenza del movimento tedesco Neue Wilde e dell’importante amicizia dell’artista con il pittore di Dresda A.R. Penck. Il grande riconoscimento di Immendorff avvenne con la serie Cafe Deutschland (1977-1984), sedici dipinti di grandi dimensioni ispirati a Caffè Greco di Renato Guttuso. Questi lavori esemplificavano il suo espressionismo drammatico, cupo e tagliente, comunicato da composizioni affollate che negavano ogni gerarchia spaziale. Fino agli anni Novanta i suoi dipinti continuarono a essere popolati da simboli che rimandavano alla storia tedesca degli ultimi cinquanta anni - il muro, la svastica, la bandiera, ecc.- metafore della condizione sociale e politica della Germania divisa.
Questa mostra a Milano rappresenta una sfida perché porta per la prima volta in Italia le ultime opere realizzate da Immendorff tra il 2006 e il 2007, l’anno della sua morte. Queste tele sono capolavori di grandissima forza emotiva che coniugano il linguaggio espressionista a una nuova e straordinaria costruzione formale dell’immagine. Dalla fine degli anni Novanta, infatti, l’approccio di Immendorff mutò gradualmente per arrivare ad una figurazione molto più controllata e rigorosa, diversa dal segno ribelle e rivoluzionario che lo aveva caratterizzato fino a quel momento. Fondamentale causa di questo cambiamento fu anche il precario stato di salute dell’artista che, colpito da una malattia nervosa, vide gradualmente ridotte le sue capacità fisiche. Negli ultimi anni si faceva aiutare da assistenti che agivano da mediatori tra la sua visione e la superficie della tela, componendo le immagini secondo le precise istruzioni che l’artista impartiva loro. Nei dipinti realizzati in questo periodo Immendorff metteva insieme immagini dalla storia dell’arte, dalla pittura rinascimentale tedesca, dal Manierismo, da foto tratte dai media, da figure metaforiche che venivano unite, intrecciate o sovrapposte. Figure e allegorie di artisti come Albrecht Dürer, Jacob de Gheyn, Hans Baldung Grien, Francisco Goya divenivano elementi fondamentali, citazioni che poi Immendorff manipolava spesso per mezzo del computer. Solo più tardi il risultato di queste complesse alterazioni ed esperimenti era trasferito sulla tela e sviluppato nella composizione finale.
Alla limitazione fisica causata dalla sua malattia l’artista rispose con una rinnovata coscienza di sé ed esplorazione del mondo. Attraverso appropriazioni, citazioni, simboli, accumulazioni, variazioni, ramificazioni in costante dialogo tra loro, Immendorff si confrontava con una nuova esperienza della forma. I suoi dipinti incorporavano il processo attraverso il quale venivano ottenuti, esprimendo metaforicamente e concretamente immagini in apparente stato di metamorfosi. A differenza del suo lavoro passato, sembrava essere scomparsa dalla tela quella struttura narrativa fatta di diverse storie o momenti indipendenti. L’elemento narrativo veniva sostituito da immagini ambigue, spesso costruite direttamente dalla sovrapposizione di elementi distinti, in un approccio che univa la ricerca formale a quella esistenziale.
Anche nei suoi ultimi lavori rimane evidente la critica alla collettività bilanciata dal desiderio di cambiamento dell’individuo ma, se prima la sua visione era influenzata dall’ideologia e dalla sua esperienza concreta della realtà, ora appare la conseguenza di uno sguardo interiore, lo sguardo di un uomo sulla vita attraverso la sua diversa rinnovata coscienza.
testo di Sarah Cosulich Canarutto