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AKASHA
Alessandro Sciaraffa


Akasha (in sanscrito etere) ci coinvolge in un’esperienza sensoriale totale, in cui l’esperienza sonora si somma a quella visiva. Agendo come un demiurgo, Alessandro Sciaraffa crea un microcosmo, capace di indagare i cambiamenti fisici della materia e i processi meccanici del plasma, attraverso opere che sono in costante trasformazione, e che reagiscono alla presenza del visitatore, al suo calore corporeo, all’acqua, all’aria, creando una molteplicità di visioni. L’artista esplora attraverso i suoi lavori i cambiamenti e la composizione dell’universo, facendo dell’ambiente espositivo un laboratorio di alterazioni visive ed oscillazioni sonore. Le sue opere sono, infatti veri e propri meccanismi visivi in continuo cambiamento, la rappresentazione dell’energia, della materia e del suono. Il lavoro di Sciaraffa resta aperto, infinito nelle sue possibilità variazioni sfuggendo al controllo dell’artista che diventa il primo spettatore delle sue opere.

Akasha è un’installazione, composta da una parete ricoperta da cristalli liquidi montati attraverso fogli adesivi, due nebulizzatori posti frontalmente alla parete, controllati da una centralina che distribuisce il flusso e il tempo dell’acqua secondo algoritmi aleatori e una serie di lampade ad incandescenza che illuminano diversi punti della superficie. La parete, a prima vista monocroma si trasforma in un continuo succedersi di colori e forme che evocano nebulose stellari e universi in espansione. I cristalli liquidi quando vengono eccitati entrano in vibrazione mutando di stato e trasformandosi in plasma. Il plasma è il quarto stato della materia, che si distingue quindi dallo stato solido, dal liquido e dall'aeriforme. Il plasma ad eccezione di fulmini, aurore boreali e fiamme, non si manifesta sul pianeta terra, mentre al contrario costituisce più del 99% dell’universo.

Un dodecaedro al centro della sala emette frequenze radio ad onda lunga e si trasforma costantemente. Secondo Platone, l'elemento terra è legato al cubo, il fuoco al tetraedro, l'aria alla forma dell'ottaedro e l'acqua allo sfaccettato icosaedro. Il quinto solido, il dodecaedro, secondo Platone rappresenta l'universo nel suo insieme: “Il dodecaedro è la forma usata dalla divinità per ricamare le costellazioni sull'insieme dei cieli”.*

* Tratto da La sezione Aurea di Livio

 
 
 
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